Annelies
Marie Frank, chiamata in famiglia e dagli amici Anna, nasce nel 1929 a
Frankfurt am Main (Germania), da genitori agiati di religione ebraica. A causa
delle leggi razziali emanate da Hitler nel 1933, è costretta insieme alla sua
famiglia ad emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam. Nel 1942 il padre
di Anna, temendo un peggioramento della situazione per gli Ebrei nell’Olanda
occupata, cerca un nascondiglio dove rifugiarsi insieme ad altre persone. Il 4
agosto 1944 la polizia nazista fa irruzione nell’alloggio segreto e arresta i
Frank e i loro amici. I Frank vengono portati ad Auschwitz, Anna, la sorella
Margot e la madre che morirà di lì a poco, sono separate dal padre. Anna e
Margot sono trasferite a Bergen Belsen dove, nel 1945 contraggono il tifo e
muoiono qualche settimana prima della liberazione di Bergen Belsen da parte
delle truppe inglesi. Il diario di Anna viene trovato nel nascondiglio e
consegnato al padre, unico superstite.

Il “Diario”
di Anna Frank, è l’unico libro che ho letto due volte e, per le stesse ragioni
di “Se questo è un uomo”, consiglio a tutti di leggerlo, e di leggerlo ai
propri figli, ai propri nipoti e di parlarne con i ragazzi per non dimenticare,
e affinchè atrocità simili non si ripetano mai più. Anna è una ragazza come
tante, con le sue difficoltà, le sue speranze, la cui vita è stata spezzata dal
non senso dell’odio nazista.
“è un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze
perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante
tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile
costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo
il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi
del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini,
eppure guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che
anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la
serenità”. (Anna Frank, “Diario”,
Giulio Einaudi editore)
Federica Tarquini
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