Dio è Padre

Durante l’omelia del 4 febbraio Papa Francesco ha detto <Anche Dio piange: il suo pianto è come quello di un padre che ama i figli e non li rinnega mai, anche se sono ribelli, ma sempre li aspetta>. Queste parole mi hanno ricordato il percorso di guarigione fatto dopo quello dei Dieci Comandamenti di cui vi ho già parlato, in cui il lavoro che mi ha fatto fare il sacerdote, don Paolo, è stato proprio di guarigione della figura paterna e di riscoprire Dio come Padre.

Detto così sembra facile, abbiamo un padre terreno e così è quasi automatico pensare a Dio papà! Non è così, non solo per le fragilità e gli errori dei nostri papà terreni che condizionano questo passaggio, ma anche per tutte le immagini che le nostre proprie paure, vulnerabilità, errori, pregiudizi, si proiettano su quell’idea di Dio che ci portiamo dentro e, non si sa bene perché, quella che va per la maggiore è quella del Dio giudice, cinico, pronto a punirci appena sbagliamo e forse ci lancia pure fulmini e saette, insomma tutto il contrario del Suo essere per noi tutti Padre.

Nel mio cuore non avevo compreso quanto questa immagine falsata di Dio mi stesse condizionando nella relazione con Lui e di quante guarigioni avevo ancora bisogno. Il rapporto con mio padre era conflittuale, pur volendoci molto bene, non riuscivamo proprio a comprenderci e facevamo spesso scintille, anche se non sempre, e, purtroppo, il nostro ultimo incontro su questa terra di pellegrinaggio (ovviamente nessuno dei due sapeva che sarebbe stato l’ultimo) è terminato con un litigio, pertanto non solo non si è risolto, ma si è trascinato con risvolti dolorosi nella mia vita. L’immagine paterna che mi portavo dentro era molto ferita, e forse è così in alcuni di voi, ed il dolore aveva, seppur temporaneamente, oscurato i bei momenti, i bei ricordi dei 18 anni di vita con mio padre ed aveva anche fortemente influenzato l’immagine di Dio.

Nella relazione con Dio un passaggio fondamentale è, appunto, passare dalle immagini all’esperienza di un Dio incarnato nella storia, che puoi incontrare, che puoi ascoltare e toccare personalmente, per dono gratuito e libero del Dio invisibile ed incommensurabile, a te che, il più delle volte senza saperlo, Lo cerchi e trovi, scoprendo che Lui per primo già cercava te e ti stava aspettando.

Gli incontri successivi, sempre dono Suo, richiedono una partecipazione da parte nostra, nel senso di totale apertura ed attenzione, nella disponibilità ad uscire da noi stessi, dalle nostre idee, immagini, persino dalle nostre aspettative, perché, anche se Lui ci è più vicino del nostro stesso respiro, come diceva s. Agostino, e cammina con noi, Lui è molto più di quanto possiamo anche solo immaginare e sapere, Lui è Altro da noi, non possiamo rinchiuderlo nelle nostre categorie mentali (anche se ci proviamo lo stesso!) e nemmeno nei nostri desideri e nei nostri modi di fare, pensare, agire, perché è Altro ed è sempre novità, sorpresa continua, facendoci esercitare all’apertura continua.

Dopo il percorso dei Dieci Comandamenti avevo erroneamente pensato che la maggior parte della fatica era fatta, che ormai il Signore lo avevo trovato (anche se in realtà era Lui che aveva chiamato e trovato me) e non l’avrei più perso. Grave ingenuità la mia, infatti l’eccessiva sicurezza (di cui dovete sempre diffidare!) mi fece cadere più in fretta del previsto, come se tutto il cammino fatto non avesse avuto più valore, come se avessi dimenticato tutto, insomma mi ero persa nuovamente. 

Il Signore non perde mai nessuno, ho capito che se permette certe esperienze difficili, è per una crescita maggiore, per farti fare un salto in avanti nella fede, per operare una guarigione.

Dopo tanta gioia mi sono ritrovata, nel mese di agosto 2003, in un totale stato di prostrazione, non so come imboccai la porta degli uffici parrocchiali, infatti il mio padre spirituale era in ferie, e feci un colloquio con don Paolo. Oltre ad ascoltarmi e parlarmi mi consigliò un libro, che ora consiglio anche a voi, davvero bellissimo, che mi aiutò, riflettendone poi insieme a lui, a comprendere che il percorso era appena all’inizio, che il Signore mi aveva fatto uscire dal sepolcro come Lazzaro, ma che ancora avevo le bende addosso, avevo ferite che necessitavano di cura, ed immagini distorte da rimuovere.

Il libro è “L’abbraccio benedicente” di Henri J. M. Nouwen, Meditazioni sul ritorno del figlio prodigo (Ed. Queriniana). Ho letto in seguito altri libri di questo autore, tutti molto belli e ricchi di spunti, ma questo è quello che amo di più. 




Henri Nouwen (1932-1996) era un presbitero cattolico e scrittore olandese, autore di diversi testi di spiritualità e che ha tenuto diversi corsi e seminari, la cui vita personale ha subito un grande arricchimento ed una svolta con l’incontro e l’amicizia con Jean Vanier, fondatore della comunità per disabili L’Arche in Francia, seguita da altre 130 comunità, e Nouwen fu chiamato a diventare pastore di quella canadese, chiamata L’Arche Daybreak, esperienza di cui parlerà spesso nei suoi libri, specialmente “Adam, amato da Dio”. È un autore molto complesso e profondo, di cui tornerò a parlare, ma ritengo che le sue riflessioni fanno presa su chi le legge proprio perché frutto di un percorso di ricerca e sofferenza personali.

“L’abbraccio benedicente” è una riflessione molto profonda sulla parabola del figlio prodigo (leggetela prima di continuare dal Vangelo di Luca cap.15,11-32), analizzandola prima da parte del figlio minore, quindi del maggiore, infine del padre, il tutto partendo dalla visione di un poster del Ritorno del figlio prodigo di Rembrandt, che colpisce Nouwen, in un particolare momento della sua vita, a tal punto poi lo spinge a visionare il quadro originale conservato presso l’Ermitage di San Pietroburgo (e che la foto sottostante presa da Wikipedia ripropone).


Non vi posso descrivere il libro, perché è da leggere, merita davvero, inoltre è un percorso introspettivo e personale che non vorrei influenzare, posso solo dirvi che mi sono riconosciuta nel figlio maggiore, fisicamente sempre con il padre e obbediente, ma in realtà distante più del fratello minore, perché si comporta da servo e non da figlio e non conosce veramente, né comprende, il cuore ed il comportamento del padre e che deve fare un viaggio molto più lungo e difficile del fratello “per ritornare a casa”. Lo stesso viaggio che, attraverso questo libro, stavo iniziando io nel riconoscere la casa del Padre come la mia casa e Lui come mio padre, ripulendo tutte le immagini e storture che si frapponevano tra noi; un viaggio faticoso, ma liberatorio, al termine del quale la parola Padre risuonava, come ancora adesso, molto dolce e calda.

Riflettendo sulle letture del giorno (4 febbraio): Davide che piange la morte del figlio ribelle Assalonne e il capo della sinagoga, Giairo, che invoca l’aiuto di Gesù piangendo per la figlioletta morta, Papa Francesco sottolinea, sempre durante l’omelia (http://www.news.va/it/news/il-papa-anche-dio-piange-ha-il-cuore-di-un-padre-c ), che Dio è Padre e che <Dio piange! Gesù ha pianto per noi! e quel pianto di Gesù è proprio la figura del pianto del Padre, che ci vuole tutti con sé>. Riscopriamo nel nostro cuore e nella nostra vita, l’Amore di questo Papà che ci ama senza stancarsi mai.

Commenti

  1. alle h 22.48 ANTONELLA RUSSO ha commentato:
    bellissimo libro...vale la pena leggerlo davvero!

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  2. alle h 8.29 su GOOGLE PIU' ANTONELLA RUSSO ha commentato:
    BELLISSIMO TESTO DI NOUWEN QUELLO DELL'IMMAGINE!...

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