Hiroshima, il mio ricordo


Pensando al Giappone due cose volevo assolutamente vedere: il Monte Fuji e Hiroshima. Durante quel primo viaggio ho potuto visitare Hiroshima, che proprio in questo giorno, nel 1945, fu il bersaglio della prima bomba atomica, nel corso della seconda guerra mondiale, da parte degli americani, entrati in guerra dopo l'attacco di Pearl Harbor da parte dei giapponesi, io non intendo entrare nel merito di entrambe le azioni, se non per dire che la guerra porta solo morte e distruzione.

Quando vidi per la prima volta la costruzione della foto in alto mi ha ricordato una chiesa, invece è quanto resta della Camera di promozione industriale, ed è l'unica cosa rimasta in piedi dopo la devastazione della bomba ed è stata tenuta in memoria. Appena arrivati la cosa che mi ha colpito è stata la normalità di una città totalmente ricostruita, ma che non ha dimenticato, poi l'aria che sembrava più pesante, era una giornata afosa, ma nell'affollatissima Tokyo non era certo più leggera, eppure la percepivo differente. Il centro turistico, anche se non mi piace definirlo così, è rappresentato dal Memorial Park, adiacente al rudere, dove
(lo vedete nella foto sotto, sempre scattata da me come tutte quelle che vedrete in questi post) ci sono il Museo della Pace con documenti, foto, filmati e resti scioccanti dell'epoca, la campana della Pace, che viene suonata ogni anniversario in una solenne cerimonia, un monumento a ricordo con all'interno i registri dei nomi di tutte le vittime, immediate e successive per le radiazioni e il cancro, ed altri monumenti come quello di cui vi parlerò più avanti.

Il Museo della Pace ha un costo simbolico proprio perché il suo scopo non è il guadagno, ma ricordare al mondo le conseguenze delle bombe atomiche e delle guerre, visitarlo non è facile, un'emozione forte ti stringe lo stomaco e la gola, cammini silenziosamente guardando i reperti, ti chiedi come sia potuto accadere e preghi che non accada mai più, che l'uomo impari la dura lezione della storia per non ripetere i suoi errori e le sue scelte scellerate e, mentre lo fai, sei consapevole che l'uomo non ha ancora imparato e sembra non volere imparare che la guerra non solo non è mai la soluzione a conflitti e divisioni, ma causa di altri drammi e ferite che difficilmente si superano e che non si possono dimenticare.

Io ho scattato solo due foto nel Museo e l'ho fatto per testimoniare almeno in parte quello che i miei occhi e con i miei sensi stavo vivendo, onestamente non viene da scattare fotografie, ma da piangere, a distanza di 14 anni alcune cose le ho ancora davanti, come la foto di un'ombra nel muro, testimonianza di una vita dissolta tanto velocemente che la sua ombra non ha fatto in tempo a scomparire andandosi ad immortalare nel muro per il calore, il fuoco, dell'esplosione, oppure le foto dei tumori orribili sui corpi dei sopravvissuti ed altri reperti che fatico a far ritornare alla memoria, come è accaduto quanto ho raccontato Auschwitz, visitato nel 2011 e raccontato in questo blog.

Ora posterò le due foto scattate nel museo della ricostruzione in plastico del prima e del dopo la bomba, potrete facilmente vedere che l'unica cosa rimasta in piedi dopo è il rudere della fabbrica, anche se è solo un plastico è impressionante la differenza, i documentari e i film d'epoca descrivono ciò che le parole non sanno dire, tra l'altro molti di coloro che li hanno girati sono morti per le conseguenze delle radiazioni. 



Ora preferisco lasciare uno spazio alle sole immagini, prima di riprendere il racconto....

la campana della pace

Children's Peace Monument



Il Children's Peace Monument commemora Sadako Sasaki e le migliaia di bambini vittime della bomba atomica, quegli oggetti colorati che vedete sono collane di origami a forma di gru offerte da tutto il mondo in omaggio per il desiderio che non avvenga mai più una guerra nucleare. Ma chi è Sadako e perché la gru?
Secondo una tradizione giapponese chi piega mille gru di carta vedrà un suo desiderio realizzato, la piccola Sadako si ammalò di leucemia conseguente alle radiazioni e credeva che se fosse riuscita a piegare le mille gru sarebbe guarita, purtroppo la piccola morì il 25 ottobre 1955, anche se sembra fosse riuscita a fare mille gru di carta ed abbia proseguito a piegarne altre, segno forse di un desiderio più grande della guarigione, infatti divenne non solo il simbolo di tutte le piccole vittime, ma anche del desiderio della pace nel mondo.
Il monumento vede all'apice la piccola Sadako che sostiene una grande gru. In un negozio vicino ho acquistato delle gru di carta colorate che ho appeso alla base di una campana del vento (tipo scacciapensieri) che ho acquistato in un tempio, sostituendone il biglietto augurale, che ho appeso sotto il lampadario nella mia camera e che suona ogni volta le gru vengono mosse dal vento, nello stesso modo elevo al cielo la mia preghiera per la fine di tutte le guerre e per la pace nel mondo.

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