Un paese nel cuore: il Giappone (1 parte)

Le foto le ho scattate io con una macchina fotografica semplice con il vecchio rullino kodak (ne ho riempiti 8 rullini), non sono digitali e non sono una fotografa professionista, quindi la qualità lascia un pò a desiderare, quelle di questo post si riferiscono all'anno 2000. In questa foto vedete la Tokyo Tower.

Quando ho aperto il blog ho accennato all'amore che provo verso il Paese del Sol Levante ed ho anche promesso di parlarne, solo che non mi è facile farlo, in quanto mi coinvolge intimamente e non ne parlo quasi mai nemmeno con le persone care. 
Non so indicare un momento preciso in cui ho iniziato ad amare il Giappone, la sua cultura, le sue tradizioni, la sua lingua... ero una bambina e di questo Paese sapevo solo quanto presentato dai cartoni animati e dai documentari, ma ne ero affascinata e attratta in modo viscerale, tanto da leggere libri e riviste specializzate e da prendere, da adolescente, dépliant gratuiti nelle agenzie di viaggio e dicendo ai miei genitori che un giorno ci sarei andata, con la fiducia e l'entusiasmo tipico dei giovani, mentre i miei genitori mi guardavano sconcertati pensando che avevo le medesime probabilità di fare un viaggio sulla Luna.
Sapevo di avere poche chance, che era un paese tanto distante dal mio e che il viaggio era fuori dalla mia portata, ma quando hai un sogno genuino per anni e sei giovane non ti fermi a pensare a tutti i particolari, senti solo che vuoi andare e che un giorno ci andrai, come e quando non lo sai, ma ci andrai... I miei tentavano di distogliermi dicendo che sarei rimasta delusa, che il paese che avevo in testa era diverso dalla realtà, non potevano certo saperlo, volevano solo proteggermi.

Ripensandoci adesso comprendo che Qualcuno aveva preso nella giusta considerazione il mio sogno, quell'Uno che prende a cuore tutto di ciascuno di noi, ora so che il Signore ha realizzato il mio sogno dando risposta a desideri e domande che nemmeno sapevo di avere nel cuore e così ha fatto sempre, in fondo Lui sa qual è il bene per me meglio di me, ma andiamo per ordine.

Abbiamo visitato il Tempio Sensoji ad Asakusa, in fondo, a Tokyo in una settimana di festa, il tempio è dedicato alla dea buddista della misericordia, Kannon. 

Crescendo ho coltivato come potevo questa passione, ma un'altra passione, quella per la medicina, ha prevalso nella scelta della mia professione ed iniziai il percorso per diventare infermiera. La vita mi stava portando verso nuove esperienze e impegni e pensavo che realizzare il sogno di andare in Giappone sarebbe stato sempre più difficile, finché un giorno ho conosciuto un giovane che ci andava spesso per acquistare manga (fumetti originali giapponesi) da presentare alle fiere e lui stava organizzando un viaggio di gruppo di due settimane per la metà di maggio 2000 in formula low cost, inutile dire che colsi l'occasione al volo coinvolgendo una mia amica.

Mentre mi occupavo di tutti i preparativi, pochi in verità, dei dettagli organizzativi si occupava quel ragazzo, con il cuore ero già in volo, in effetti forse avrei dovuto pensare meglio a quei "dettagli" visto che qualche lacuna organizzativa e qualche fregatura l'abbiamo beccata, ma pur di andare nel paese del mio cuore avrei sopportato qualunque disagio. Non potete neanche immaginare la mia felicità quella mattina di maggio in cui ci siamo imbarcati sul volo Alitalia diretti in Giappone, sorridevo come mai prima... nel gruppo di 6 composto da 3 ragazze e 3 ragazzi solo Luca, il giovane organizzatore, conosceva tutti, io conoscevo superficialmente lui e bene la mia amica Teresa.

Il viaggio in aereo dura tante ore e per quanto affascinante, dopo un pò le gambe protestano, ma anche la stanchezza è superata appena il pilota annuncia che siamo giunti a destinazione e stiamo per atterrare, dal momento che i piedi toccano terra è tutto un mondo nuovo da scoprire e posso assicurare che nulla mi ha deluso, anche se non tutto e subito è di facile comprensione, alcune cose necessitano di tempo e pazienza, ma quel primo di tre viaggi nel paese del mio cuore fu importante e prezioso. Non so se avrò l'opportunità di tornarci, ma amo quel paese, pur non condividendo tutto, come la caccia alle balene, ma ho imparato a rispettare ciò che non comprendo e condivido e ad entrare in punta di piedi in tradizioni culturali che non mi appartengono, ad esempio pur non essendo di religione scintoista o buddista, ho visitato con grande rispetto tempi e strutture proprie di queste religioni, come quello riportato nella foto sotto, il tempio Kotoku-in con la statua del Buddha gigante a Kamakura, nella prefettura di Kanagawa.


E' impossibile raccontare in un post tutte le esperienze fatte in quei viaggi, alcune le custodisco nel cuore, ma spero di riuscire a trasmettervi un pò del fascino e della cultura giapponese attraverso i miei occhi di turista italiana che lo ama molto, mentre camminavo con i miei compagni di viaggio per le vie e le città, cercavo di scattare fotografie e film nel mio cuore che resistessero all'usura del tempo e della memoria, cercavo di scrutare e assaporare tutto quanto potevo, in quanto non sapevo se avrei avuto altre possibilità di tornare in Giappone, di ascoltare suoni e sentire gli odori.

Durante quel primo viaggio abbiamo visitato Tokyo, Kyoto, Osaka, Nara e Hiroshima, è stato un tour de force di 2 settimane in un caldo afoso che sapeva più di estate piena che di fine primavera, abbiamo camminato tantissimo ma ne è valsa davvero la pena. A quel tempo i costi del viaggio pesavano soprattutto per l'aereo, l'alloggio e gli spostamenti, sia all'interno della città di Tokyo, dove non esiste un biglietto unico a tempo, ma si paga a tratta, sia verso le altre città, infatti per ovviare a questo ultimo, abbiamo fatto già dall'Italia un pass di una settimana che conveniva molto rispetto a pagare i singoli biglietti dei treni super veloci e famosi, gli shinkansen, il Japan Rail Pass, che esiste ancora oggi e si può fare per 7 (come noi), 14 o 21 giorni.

A Tokyo abbiamo alloggiato in un luogo moderno e confortevole, un pò in periferia, ma economico, Youth Hostel, un ostello della gioventù diviso per ragazzi e ragazze, con stanze singole con aria condizionata, ma con bagni in comune sul piano, e per bagno intendo wc e lavandino, perché le docce sono a piano terra, divise per uomini e donne, in un'ala grande condivisa con docce in fila e una grande piscina di acqua ad alta temperatura (nell'ostello era a 42°, ma ne ho trovato uno dove era proibitiva per me) dove ci si immerge, dopo essersi lavati nella doccia, per il tradizionale ofuro, rituale purificazione del corpo e dello spirito dallo stress quotidiano e devo dire che, superato l'impatto iniziale, anche del trovarsi con tante donne come mamma ti ha fatto, è davvero rilassante, solo non è consigliabile per chi, come me, ha problemi di circolazione e insufficienza venosa e linfatica.

il risciò, mezzo di trasporto a trazione umana

Ho deciso di concludere qui questa prima parte del mio racconto, domani sarà sempre dedicato al Giappone, ma in chiave diversa, sarà la memoria di Hiroshima.



Commenti